Un documento di principi aperto all'adesione dei Comuni montani e delle aree interne italiane.
Le aree interne e montane italiane non soffrono, anzitutto, di scarsità di risorse. Soffrono di discontinuità: fondi che arrivano a intermittenza, progetti che finiscono col finanziamento, patrimonio che si degrada mentre si costruisce altrove.
Nel frattempo esiste un patrimonio edilizio già costruito — case, botteghe, rifugi, stalle, borghi interi — che nessuno censisce in modo continuativo e che perde valore ogni anno che passa. E vi abitano, o vi resistono, comunità che chiedono una cosa semplice: poter restare.
I promotori di questa Carta documentano da anni quei territori. Non come osservatori esterni, ma pubblicando: 36 portali dedicati ai territori italiani, 46.024 attività mappate in 651 comuni, un archivio di 2.450 rifugi, un registro di 1.714 immobili censiti, e circa 175.000 ricerche mensili di persone che cercano proprio questi luoghi.
Prima di costruire nuovo, va conosciuto e recuperato ciò che esiste.
E prima di attrarre visitatori, vanno tenuti i residenti.
La Carta non chiede fondi, non impegna bilanci, non attribuisce incarichi. Chiede una cosa sola: che i Comuni che si riconoscono in questi principi lo dicano insieme, e accettino di essere contati.
Il patrimonio edilizio esistente è la prima risorsa delle aree interne. Gli aderenti riconoscono la priorità del recupero, del riuso e della rifunzionalizzazione dell'esistente rispetto a nuova edificazione su suolo libero, e considerano il suolo non urbanizzato una risorsa non rinnovabile.
Nelle scelte di pianificazione, a parità di funzione, si preferisce il recupero.
Le politiche per le aree interne si misurano su chi ci vive, non solo su chi le visita. Gli aderenti riconoscono che servizi essenziali, connettività e possibilità di lavoro per i residenti vengono prima di qualunque strategia di attrazione.
Un intervento che porta visitatori ma non migliora la vita di chi resta è un intervento incompleto.
La concentrazione dei flussi in poche settimane l'anno impoverisce i territori invece di arricchirli: satura i servizi nei picchi e lascia strutture vuote per mesi. Gli aderenti si riconoscono nell'obiettivo di distribuire la frequentazione lungo l'anno, valorizzando le stagioni intermedie, il turismo lento, i cammini e le attività legate al territorio.
Il valore generato in un territorio deve poter restare in quel territorio. Gli aderenti riconoscono la centralità delle produzioni, delle competenze e delle imprese locali, e l'importanza che le iniziative di sviluppo si appoggino su di esse invece di sostituirle.
Non si governa ciò che non si conosce. Gli aderenti riconoscono che il dato sul patrimonio e sul tessuto economico è un bene comune: va raccolto, tenuto aggiornato e reso accessibile a chi amministra, a chi investe e a chi abita. La digitalizzazione dei borghi è uno strumento di questa conoscenza, non un fine in sé.
L'adesione è gratuita. Non impegna il bilancio, non vincola atti amministrativi, non attribuisce incarichi.
L'adesione è priva di rilevanza negoziale: non costituisce affidamento e non attribuisce ai promotori alcuna preferenza o prelazione in future procedure.
Si può revocare in qualsiasi momento, con una semplice comunicazione, senza motivazione e senza conseguenze.
Il Comune aderente riceve la fotografia del patrimonio e del tessuto economico censiti sul proprio territorio.
L'uso dello stemma comunale è autorizzato separatamente e non è necessario perché l'adesione sia valida.
Il Comune compare nell'elenco degli aderenti, accanto agli altri Comuni che condividono i principi.
Nota. L'elenco dei Comuni aderenti sarà pubblicato su questa pagina man mano che le adesioni pervengono. Nessun Comune viene inserito senza adesione formale sottoscritta.
Daniele Testa, in proprio · Gestione Pagine SRL, editore iscritto al Registro degli Operatori di Comunicazione al n. 44647 · Foresight, sostenibilità e sviluppo territoriale.
L'iniziativa si articola in due strumenti aperti e gratuiti: la Carta, documento di principi aperto all'adesione dei Comuni, e l'Atlante delle Aree Interne, mappatura conoscitiva del patrimonio recuperabile costruita sul dato già raccolto dalla rete editoriale dei promotori.
Finalità pubbliche, conoscitive e di sensibilizzazione. Nessuno scopo di lucro. L'iniziativa non promuove prodotti o servizi commerciali.